Ottimizzare lo studio del bandoneón quando si ha poco tempo.

Strategie per perfezionare la pratica quotidiana nello studio del bandoneón.

Pubblicato sul blog di Omar Caccia in Ottobre 2022, rivisto ed aggiornato dalla Bottega del Bandoneón nel 2025.

Ci sono momenti in cui i musicisti sono costretti per necessità a limitare drasticamente la quantità di tempo da dedicare allo studio, al perfezionamento e alla preparazione di un nuovo repertorio. In questi momenti può sopraggiungere sconforto o persino la tentazione di rinunciare. Appendere il bandoneón al chiodo, nel nostro caso.

Dopo essermi trovato esattamente in questa situazione ho concluso che il problema non era il tempo disponibile, ma come lo stavo impiegando.

Mi sono quindi posto il problema di come ottimizzare il tempo di studio quando se ne ha poco a disposizione: in altre parole, come massimizzare il risultato attraverso un metodo di studio efficace. In questo articolo propongo alcune soluzioni personali messe a punto dopo mesi, forse anni di studio dispersivo.

Tutte queste considerazioni sono il risultato di esperienze personali e fanno parte di un percorso di crescita. In altre parole, con la pratica e lo studio musicale si impara innanzitutto a come studiare e il processo dura tutta la vita.

Indice dei Contenuti

Step 1: essere coscienti di avere meno tempo

Il primo passo per iniziare a ottimizzare il proprio tempo è capire di non averne abbastanza. Si tratta di una presa di coscienza che il tempo a disposizione e le energie da dedicare allo studio sono diminuite o comunque limitate.

Iniziai a capire che stavo usando male il tempo di studio diversi mesi dopo aver accettato un incarico scolastico che mi richiedeva molto tempo ed energie. In quella circostanza la mia disponibilità di tempo era cambiata molto, ma non me ne resi conto subito, forse per troppo ottimismo o per aver sopravvalutato le mie capacità.

Pensavo di poter continuare a studiare come prima, e quindi mantenni la mia modalità di studio usata fino a quel momento pensando fosse corretta, quando invece era del tutto inadeguata.

Erano passati già diversi mesi da quando avevo accettato l’incarico. Nonostante riuscissi a studiare ancora con una certa regolarità (anche se per molto meno tempo), un giorno mi resi conto che qualcosa non andava bene perché vedevo che i miei progressi musicali erano diventati lenti, stanchi e quasi del tutto improduttivi.

In quel momento la mente iniziò ad accettare il cambiamento ed iniziai a pensare ad uno studio ottimizzato.

Step 2: Essere coscienti di cosa e come stiamo sbagliando

Il secondo passo è stato capire come stavo utilizzando male il tempo fino a quel momento, individuando gli errori che costituiscono un limite psicologico e operativo.

Un punto di partenza è pensare a come si è affrontato lo studio di un’opera fino a quel momento. Ho realizzato un elenco degli errori che commettevo e che probabilmente sono i più comuni.

Gli errori che commettevo

Questione di Strategia

Quando mi resi conto di usare male il mio tempo mi sentii come in una guerra, spiazzato di fronte a un nemico apparentemente invincibile. Se avete familiarità con Sun Tzu e l’Arte della Guerra sapete che per vincere, ovvero per raggiungere qualsivoglia obiettivo, è fondamentale adottare una strategia vincente. Scriveva infatti Sun Tzu: Se conosci il nemico e conosci te stesso, neanche in cento battaglie sarai in pericolo.

Quelli che seguono sono i passi di una possibile strategia di ottimizzazione, che ha dato risultati per me nel corso del tempo, e che sto ancora adattando e perfezionando.

Strategia #1 – Quantificare il tempo disponibile

È fondamentale capire quanto tempo abbiamo a disposizione durante la settimana per poter pianificare lo studio.

Valutare quindi quanto tempo è possibile dedicare allo studio ogni giorno. Non trascurare nemmeno i 15 minuti, possono essere sufficienti per rivedere un passaggio e memorizzarlo.

Può essere utile preparare un calendario con le fasce di tempo disponibili nei vari giorni della settimana: questo permette di avere una visione d’insieme per meglio ripartire lo studio.

Strategia #2 – Porsi un obiettivo chiaro e fare un piano d’azione

È di fondamentale importanza scegliere un obiettivo chiaro e quantificare il tempo necessario per raggiungerlo (piano d’azione). Per esempio, se hai deciso di iniziare un nuovo brano, il tuo obiettivo potrebbe essere quello di saperlo suonare con qualche errore e imprecisione entro 3 settimane e di suonarlo ragionevolmente bene entro i prossimi 2 mesi.

Il mio consiglio comunque è quello di non essere mai troppo rigidi coi tempi: se la preparazione di un brano richiede 4 mesi anziché 2, non farne un dramma. Fare una stima del tempo necessario a raggiungere un obiettivo e “correggere il tiro” in corso d’opera ti aiuta a conoscerti meglio e a conoscere le tue attuali capacità di preparazione.

Strategia #3 – Pianificare il programma di studio del giorno

Per non disperdere energie è necessario stabilire cosa studiare prima di iniziare la sessione di pratica. Il mio consiglio è di ridurre al minimo il programma giornaliero.

Siamo costantemente assediati dalla smania di voler fare miliardi di cose al giorno. La realtà però è che il tempo a disposizione è limitato. Quindi meglio concentrarsi sullo studio di una, due cose al giorno, non di più. Pauca sed matura, diceva K. F. Gauss.
Poche cose, ma approfondite.

Strategia #4 – Tenere e aggiornare un diario di studio

È molto utile tenere aggiornati i propri progressi in un “diario di studio” in cui annotare che cosa si è studiato in ciascuna sessione, con la data e il tempo dedicato. A queste informazioni puoi aggiungere anche delle osservazioni sul tuo studio, ad esempio:

Tutte queste informazioni arricchiranno il tuo diario e ti motiveranno nel continuare.

Strategia #5 – Arrivare velocemente al Primer Armado

È fondamentale arrivare a suonare una prima versione di tutto il brano anche se in maniera imprecisa per costruire il prima possibile una mappa di tutti i problemi legati all’esecuzione.

Dal punto di vista tecnico questa prima versione del brano deve contenere già la conoscenza dei passaggi, della diteggiatura, nel caso del bandoneón dei movimenti di mantice. Dal punto di vista uditivo questa prima versione permette di sentire già quello che “esce dal nostro strumento” e di farsi un’idea di quali passaggi suonano male.

Questa prima versione, anche se ancora grezza, costituisce (usando il gergo che ho imparato al Conservatorio di Buenos Aires) il primer armado, cioè la base di partenza per lo studio successivo.

È fondamentale arrivare il prima possibile ad una prima versione completa anche se imprecisa. Per esperienza ho visto che è molto importante avere fin da subito una visione d’insieme del brano e aver individuato i principali problemi tecnici ed esecutivi.

Per aiutare il processo di costruzione del primer armado ho visto che è di grande aiuto ascoltare diverse versioni già esistenti dello stesso brano. Questa è una cosa che puoi fare in qualsiasi momento, anche quando non stai studiando, per esempio quando stai andando al lavoro. Un ascolto consapevole del brano che vuoi suonare ti aiuta a capirne la costruzione, a memorizzare la melodia e l’accompagnamento, e in questo modo dovrai lottare meno con le note sul pentagramma per cercare di capire cosa stai suonando.

Strategia #6 – Memoria Consapevole

Memorizzare il brano il prima possibile è di fondamentale importanza a patto che la memorizzazione sia solida ed efficace fin dall’inizio.

Una memorizzazione solida non è affidata alla memoria a breve termine, o a un fugace apprendimento motorio (la cosiddetta “memoria delle mani”).

Imparare a studiare per sezioni

Per memorizzare efficacemente un brano è indispensabile uno studio progressivo e programmato basato sulle sezioni. Per sezione intendo ogni parte in cui l’opera può essere suddivisa per essere studiata. Si tratta di un concetto dinamico in quanto la sezione è breve o lunga a seconda della necessità, e può essere estesa o ridotta. All’inizio le sezioni saranno brevi (una battuta o anche meno) e via via si estenderanno, fino a diventare l’opera stessa. Lo studio della sezione va ripetuto fino alla sua memorizzazione ed esecuzione corretta (fijación).

Esempio di applicazione del concetto di sezione
(tratto da La Cachila, arrangiamento di R. Daluisio).

Esistono diverse strategie per migliorare e mettere alla prova la memorizzazione di un brano e di una sezione: una di queste consiste nel cambiare deliberatamente le variabili di esecuzione.

Dopo aver raggiunto una prima versione del brano (primer armado) è utilissimo ritornare su di esso cambiando alcune variabili, come la velocità di esecuzione (più lento, più veloce ecc.), l’intensità sonora (più forte, più piano ecc), l’articolazione (staccato, legato ecc).

Ogni nuovo studio dell’opera costituisce una nuova versione (nuevo armado) e ogni nuova versione migliora la conoscenza e la memoria del brano. Le versioni possibili sono molte, pressoché infinite. Ritornare sullo studio delle sezioni consolida la fijación.

Cantare

Cantare la melodia o la conduzione delle voci di un brano ne migliora moltissimo la memorizzazione e la comprensione. Non è necessario cantare come Freddy Mercury, è sufficiente individuare correttamente gli intervalli musicali ed intonare bene.

Ralph Kirkpatrick scrive ne L’interpretazione del Clavicembalo ben temperato: “Trattando con gli allievi, molte volte ho scoperto che i passaggi che non erano ben fissati nella memoria erano quelli che non erano stati uditi distintamente”.

Usare la teoria musicale per memorizzare.

Infine anche la conoscenza degli elementi formali e teorici della musica contribuisce alla memoria consapevole. Mi riferisco alla forma e alla struttura, all’armonia, al contrappunto e agli elementi musicali utilizzati (cadenze, scale, arpeggi, intervalli eccetera). Lo studio della teoria musicale dovrebbe sempre accompagnare la pratica strumentale.

Strategia #7 – Rilassare le tensioni

Quando una sezione del brano risulta particolarmente difficile, insistere può essere del tutto inefficace e persino controproducente. Le sezioni “difficili” di un brano dal punto di vista esecutivo sono generalmente legate a una postura non corretta o a una momentanea impreparazione del sistema psico motorio.

Quando un passaggio tecnicamente difficile sembra non poter essere risolto molto probabilmente è perché stiamo insistendo con una postura inefficace che limita o blocca certi movimenti. Provate a cambiare le “variabili” che generano e controllano il movimento. 

Ad esempio, nel caso del bandoneón, provate a cambiare la posizione di:

Inoltre controllate se ci sono tensioni inutili, che tipicamente si manifestano nel collo. Eliminate le tensioni inutili e concentrate il movimento sull’azione tecnica che dovete compiere. Potete chiedere aiuto a un esperto di Tecnica Alexander, o a qualsiasi altra tecnica mirata al raggiungimento di una migliore coscienza psico motoria.

A volte nonostante la postura e l’eliminazione delle tensioni inutili abbiano già prodotto dei notevoli miglioramenti, non riesci ancora a raggiungere il risultato desiderato. In tal caso devi lasciare tempo al sistema psico motorio di incorporare il nuovo movimento.

Sempre nel caso del bandoneón, la mano deve aprirsi ed elasticizzarsi, il polso si deve sciogliere, le dita devono imparare a calibrare bene la pressione desiderata sui tasti eccetera. In tal caso è consigliato non accanirsi su quella sezione per permettere al corpo di abituarsi gradualmente al nuovo movimento.

Strategia #8 – Mettersi alla prova

Una volta che il brano è abbastanza preparato è molto utile metterlo alla prova simulando la pressione dell’esecuzione in pubblico.

La pressione del pubblico può essere simulata in diversi modi. Potete chiedere a qualche amico di ascoltarvi, oppure organizzare un mini-concerto domestico. O ancora, potete registrarvi con il cellulare o una videocamera.

Scoprirete che i passaggi che non funzionano sotto pressione sono generalmente quelli che vanno rivisti o che richiedono uno studio più approfondito.

Non è necessario suonare un intero brano o un intero concerto per fare questo test. È sufficiente un brano o anche solo parti di esso.

Non fate l’errore frequente (anche mio) di pensare che prima di poter eseguire il brano in pubblico, deve essere “perfetto”. È un concetto del tutto sbagliato. Il concetto di perfezione è del tutto relativo. Più studierete un brano, più lo conoscerete e più vi renderete conto che continuerete a perfezionarlo per tutta la vita.

Saper suonare correttamente un brano è solo il punto di inizio del vero studio.

E se il problema non fosse il tempo ma la concentrazione?

È facile pensare che il tempo disponibile sia poco quando in realtà lo stiamo semplicemente usando male per un problema di concentrazione: trovo che sia abbastanza normale quando si tratta di un’attività che viene ripetuta ogni giorno per molto tempo.

Esercitarsi senza concentrazione, senza obiettivi precisi può dare la falsa sensazione che il tempo sia poco, quando in realtà è sufficiente ma lo stiamo impiegando nella maniera incorretta.

Studiare con concentrazione significa invece avere obiettivi chiari e sapere come raggiungerli.

Un piccolo consiglio: quando studiate mettete offline cellulari, computer, social networks eccetera. Sono una fonte continua di distrazione. Prendetevi il vostro spazio solo per voi e lasciate il mondo fuori.

L’aspetto più importante

L’aspetto più importante è senza dubbio la forza di volontà.

Senza la volontà tutto quanto esposto finora diventa inutile.

Diciamoci la verità: il problema non è il tempo.

Chi desidera ardentemente un risultato, il tempo lo trova.

Come esempio e ispirazione vorrei citare Wes Montgomery, chitarrista jazz. Di giorno lavorava come saldatore in un’officina, e studiava la chitarra di notte. Che cos’è questa se non una volontà di ferro?

Conclusioni

Il momento in cui, come musicisti, realizziamo che il tempo disponibile per lo studio si è ridotto drasticamente può rappresentare un vero e proprio momento di crisi. Siamo portati a dare a questo termine una connotazione negativa, mentre la sua etimologia rimanda al significato di decisione, scelta, e per estensione di concetto cambiamento.

Avere meno tempo a disposizione può diventare quindi un’opportunità per rivedere il nostro approccio allo studio.

Imparare a ottimizzare il tempo disponibile significa poter fare in meno tempo ciò che avresti fatto con uno studio meno efficace. E a quel punto la qualità del nostro studio sarà incrementata drasticamente.

In linea di principio penso che quanto esposto in questo articolo si possa applicare a qualunque campo, e non solo allo studio della musica.

Bibliografia

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