Nel bandoneon (come nella fisarmonica, nell’armonium o nell’armonica a bocca) si utilizza la cosiddetta ancia libera: una sottile lamella metallica che oscilla dentro una fessura praticata in una piastra senza mai toccarne i bordi. L’ancia è fissata alla piastra ad una estremità con un rivetto, libera dall’altro. È lo stesso modello fisico di un trampolino, della lama di un diapason, o del dente di un pettine di un carillon. 

Azionando il mantice dello strumento si genera una differenza di pressione tra i due lati della lamella, che a sua volta produce un flusso d’aria attraverso la fessura della piastra. La forza che questo flusso esercita sull’ancia la mette in vibrazione, modulando il flusso d’aria che attraversa la fessura della piastra e generando un suono la cui frequenza corrisponde a quella della vibrazione dell’ancia.

Schema di funzionamento dell’ancia. In alto il posizionamento della lamella rispetto alla piastra, in corrispondenza della relativa fessura (in sezione) e in posizione di equilibrio. Sono evidenziate le due zone tra cui si instaura una differenza di pressione; sul lato superiore la pressione è maggiore (P+) rispetto al lato inferiore. In basso le due fasi principali del ciclo di vibrazione dell’ancia, con il flusso d’aria che passa principalmente quando la lamella “apre” il passaggio del flusso flettendosi verso la zona ad alta pressione.

Il modello meccanico e la formula della frequenza fondamentale

Semplificando la geometria dell’ancia, la frequenza fondamentale di vibrazione flessionale si può scrivere, in una forma semplificata molto usata proprio per le ance musicali, così:

f≈C⋅HL2⋅(E/ρ)f \approx C \cdot \frac{H}{L^2} \cdot \sqrt{(E/\rho)}

dove:

Il termine C è una costante numerica il cui valore deriva dalla particolare geometria della lamella.

Il modulo di Young E è una grandezza che, in condizioni di deformazione elastica, quantifica il rapporto tra la tensione applicata al materiale e la conseguente deformazione, ed ha la stessa unità di misura di una pressione. In pratica è una misura della “rigidità” di un particolare materiale nell’opporsi a una deformazione meccanica, in condizioni elastiche ovvero nei limiti in cui il materiale è in grado di ritornare spontaneamente alla forma originale dopo la deformazione. E’ il caso di un’ancia che vibra senza subire deformazioni permanenti.

Un semplice calcolo dimensionale dimostra che il termine (E/ρ)\sqrt{(E/\rho)} ha le unità di misura di una velocità.

Schema della lamella: L = lunghezza libera, W = larghezza, H = spessore.

Cosa conta davvero, e cosa (a sorpresa) non conta

Da questa formula si leggono subito le dipendenze fisiche:

Questo semplice modello matematico fornisce una buona approssimazione per la frequenza fondamentale di vibrazione delle ance.

Nella realtà sono presenti dettagli costruttivi che definiscono la frequenza esatta, in particolar modo il profilo dell’ancia che può essere assottigliata al centro oppure in punta.

Il dettaglio del profilo contribuisce a stabilire a che punto lungo la sua lunghezza l’ancia inizia a flettersi, definendo quindi una “lunghezza efficace” che misura quanta parte dell’ancia realmente vibra. Inoltre la profilazione rende la distribuzione della massa lungo la lamella non uniforme, alterando anche qui la frequenza di vibrazione.

Nel caso estremo delle note molto gravi, si può abbassare sensibilmente la frequenza di vibrazione aggiungendo del materiale pesante (ad esempio piombo) alla punta della lamella.

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